martedì 28 giugno 2011

Ultini giorni





Ho mappato il 90% dell'areale.
Tracce, fatte, resti di predazione sparsi nei settemila ettari di parco.
Conosco ormai ogni angolo, ogni rivolo di questo posto meraviglioso, ma ho dovuto chiedere aiuto a chi possiede un fiuto migliore del mio per portare a casa il documentario.
Una telefonata, ed ecco arrivare la mia Elka nel pomeriggio.

Come accadde sui Sibillini, la sua vera anima è saltata fuori all'istante non appena è scesa dalla macchina.

E' bastato un suo ululato sotto “indicazione” (eufemismo zooantropologico della più reale parola “comando”) intorno alle 23, in un posto perfetto e collaudato, per sentirli prima rispondere e poi vederli arrivare in fila indiana sotto una luna bellissima che schiariva la notte.

No: non c'è prezzo per un'emozione del genere. Con la mastrecard puoi anche giocarci a domino.

Il censimento ufficiale contò cinque esemplari; i cacciatori della zona quindici. Io ne ho trovati solo due...ed in ottima forma.
Questa mattina ho saputo di lupo rinvenuto morto poco fuori dal parco, in direzione ovest.
Un'auto l'ha falciato nella notte lasciandolo al bordo della strada.
Nei bar della zona si parla di un ibrido “perché non avrebbe avuto le strisce nere sulle zampe anteriori”.
Verificherò.

In ogni caso, monterò tutto il materiale girato e poi lo consegnerò alla produzione.
Questo documentario mi ha riportato indietro con la memoria di molti anni ed è stata una bellissima esperienza.
Ho imparato molte cose nuove, soprattutto attraverso i fallimenti che ogni ricercatore deve sempre mettere in conto.

I ragazzi di WolfEmergency terranno d'occhio la zona; soprattutto il nuovo areale dei lupi, visto che negli ultimi giorni si è spostato in direzione est, poco fuori dal parco.
Sabrina e Alessio sono latitanti, ma per fortuna qui c'è lo zoccolo duro del movimento: persone che con dedizione e impegno – ma soprattutto tantissimo amore e passione - tentano di conoscere meglio il lupo con profonda umiltà al solo scopo di salvaguardarlo, aiutando al contempo gli allevatori della zona per quanto possibile.
Da queste parti non ci vanno per il sottile e, sinceramente, la cosa mi preoccupa un po'.

Mi è arrivata una proposta di incarico politico: valuterò il da farsi non appena rientrerò a casa.
Al momento mi interessa solo il fatto che questo documentario possa aprire una breccia nel cuore degli scettici, abituati a vedere ancora in questi splendidi animali il “lupo cattivo” o il “terrore dei boschi”.

Il caso ha voluto che i documentari prodotti, alla fine, fossero due.
“Greta” - la volpe – è stato un ottimo spunto di ricerca, vista la sua disponibilità nei miei confronti.
Ho filmato a più riprese la sua giornata “tipo” tra la tana, le attività notturne e quelle diurne, con particolare riferimento alla “intelligenza culturale” acquisita, attraverso di lei, dalla sua piccola famiglia.
L'ultima sera – con mio grande rammarico – ho visto che l'essere umano non si smentisce mai: un gruppetto di ragazzi brianzoli ubriachi, intenti a festeggiare il merdoso addio al celibato di un loro collega, si è messo a spaventare “Greta” con grida a schiamazzi nonostante lei volesse avvicinarsi a loro con la delicatezza che gli è propria.
Disarmonia allo stato puro: dovrebbero blindare la zona ed impedire alle teste di cazzo piovute dal nord con la piena di entrare in maremma.
Alcuni amici che erano con me hanno mostrato il disappunto ed i brianzoli se ne sono andati sulle loro altrettanto merdose e pulitissime fuoriserie sgommando come ragazzini.
Non mi meraviglierei se in quello stato avessero ucciso qualche selvatico sulla strada.
“Greta” c'è rimasta male e non capiva bene cosa stesse accadendo. Si sarà fatta mille domande sulla stranezza umana, ma credo che la annovererà tra le “nuove esperienze”; almeno lo spero.

Ringrazio dal profondo del mio cuore la PX Quark Production, Angelo Faucci e la sua splendida famiglia per avermi seguito in questa avventura, Marco Pini per le "dritte", Dario Canaccini e tutto lo staff della "Baciocca" (Parco di Montioni - Livorno/Grosseto) per l'accoglienza e la grande disponibilità, "Greta" e "Beppe" per la loro compagnia.

La canzone che accompagna questi ultimi giorni è sempre dei Van Halen: “Feels so good”

Settimana dal 19 al 25 giugno 2011






In questi giorni è venuto a trovarmi Angelo con la sua famiglia.
Ci conosciamo da sempre.
Abbiamo condiviso insieme passioni e interessi, oltre alle corse dei cavalli.
Tanti anni fa, eravamo parte di un gruppo che correva i pali di provincia, ma alla fine non ci interessava mai vincere – seppure qualche volta fosse capitato.
Ci bastava il fatto di stare insieme e allenare i cavalli durante la settimana. La corsa era solo un dettaglio; e nemmeno la parte più importante.

In questo “immenso nulla” di settemila ettari i cinghiali mi fanno compagnia.
Uno l'ho chiamato “Beppe”. Viene ogni mattina e ogni sera a trovarmi insieme a “Greta”, la volpe.
I lupi mi prendono per i fondelli: fanno il loro bell'ululato, lasciano la marcatura e se ne vanno come per dirmi:-”Hei Clà...noi siamo qui, ma i nostri orari evidentemente non coincidono”.

Greta, invece, ormai viene in casa e mangia alla mano.
Considerando che siamo amici da due giorni, beh, direi che abbiamo fatto passi da gigante.
Potremmo girare il film”Balla con le volpi”, ma poi qualche cinofilosofo del cazzo se ne avrebbe a male e lancerebbe strali su facebook parlando di improbabili etogrammi o accezioni semantiche post moderne da pc.
Ne ho approfittato per studiarne un po' il comportamento.
Pur essendo canidi, ho scoperto che hanno enormi differenze di comunicazione; soprattutto in merito ai segnali calmanti.

Beppe, il cinghiale, invece la “prende larga”.
Non capisco se sia stato alienato dal branco numeroso che gira qui intorno (visto che se ne sta sempre per i fatti suoi ed esce da un transetto diverso) o sia più semplicemente un soggetto solitario.
E' un maschio adulto di circa un quintale, mentre nel gruppo si vedono solo maschi giovani, piccoli ancora striati e femmine.
Si innervosisce facilmente, e a seconda del contesto invia segnali di minaccia o tenta una breve carica; più di avvertimento che reale.
Ho notato che la sua prossemica muta a seconda del contesto e nei momenti liberi tento di tracciarne un profilo comportamentale interspecifico.
Quando mangio esce dal bosco e si ferma ad una distanza di venti metri dal tavolino, ma appena rientro a casa dopo i monitoraggi arriva fino davanti alla porta senza dare alcun cenno di timore, restando lì ad osservarmi per circa un quarto d'ora.
Forse si sente solo e vuole un po' di compagnia, ma mi rendo conto che questa – come analisi etologica - mi sembra un po' approssimativa.

Ogni rumore, diurno o notturno che sia, mi lascia un brivido addosso quando sono nel bosco.
Mi ero un po' disabituato. Poco male; recupererò.

In questi momenti – soprattutto quando si è completamente soli e senza macchina - ci si rende conto di quanto noi esseri umani siamo parte di qualcosa che in realtà non ci appartiene affatto.
Abituati a saper gestire tutto, alle nostre piccole cose e alla prevedibilità della vita, ci sentiamo inadeguati quando ci troviamo soli nel bel mezzo del bosco notturno.
Rappresentiamo qualcosa di artificiale, e sembra che alcune sequenze comportamentali – a suon di civiltà - ci siano state tolte per via genetica.
La nostra “sapienza di specie” si è “evoluta” a tal punto da farci sentire pesci fuor d'acqua in contesti ben diversi da quello urbano.

Eppure qui mi sento al massimo.
Io, il bosco, la luce delle stelle, gli animali selvatici: l'imprevedibilità della natura ed i suoi orari.

Al ristorante vicino all'ostello fioriscono i racconti sui lupi e per questo non ci vado mai.
Preferisco la compagnia dei miei due nuovi amici e la cucina spartana dell'ostello preparata in solitudine.

Una delle trappole fotografiche – quella su cui facevo più affidamento – si è inceppata e non ha ripreso nulla per diverse notti.
Una comitiva di rompipalle svizzeri ha fatto casino tutto il pomeriggio nei boschi e una produzione non mi ha ancora pagato due fatture: giorni da dimenticare.
Però è arrivato un lavoro importante da girare in luglio.

La canzone di questa settimana è “Right now” dei Van Halen

venerdì 17 giugno 2011



17 giugno 2011

Arrivo sul posto nel pomeriggio.
I ragazzi dell'ostello mi hanno dato ospitalità presso la loro struttura: acqua calda e fredda, corrente elettrica, un pasto e tutto ciò che serve ad un essere umano del 2011.
Lì fuori, da qualche parte, ci sono i lupi.
Cinque esemplari, dice l'ultimo censimento.
Si avvicinano spesso all'ostello ed il responsabile ne ha fotografato le tracce ogni volta.

Mi sento a casa.
Da queste parti ci sono cresciuto, e conosco bene l'enorme foresta in cui mi addentrerò per due settimane uscendone raramente, per non dire mai.
L'obbiettivo è studiare da vicino questi magnifici animali e filmarli.
Il resto si vedrà.
Con me ho il minimo indispensabile: una tenda monoposto, binocolo, visore notturno, telecamera digitale, GPS per tracciare su carta l'areale d'insistenza, una borraccia e una razione K.

Sono emozionato.
Mi sento al primo monitoraggio.
La mente torna a quella prima “fatta” di lupo che avevo trovato sugli appennini.
Non avevo mai goduto tanto nel trovare una cacca come in quel freddo mattino coperto di neve fresca.

Domani partirò prima dell'alba.
I lupi sono animali attivi soprattutto di notte e rientrano verso quell'ora.
Trovare qualche traccia fresca sarà il primo passo, ma con molta probabilità mancherà la femmina alpha, intenta ad accudire i cuccioli nel caso fossero nati e sopravvissuti.

Da queste parti il conflitto con le attività umane è acceso quanto antico.
Un amico allevatore ha avuto diversi attacchi in questi ultimi anni, e a suon di lamentele da tutta la provincia, le Istituzioni si sono candidate al finanziamento Regionale del progetto “Ibriwolf”.
Il progetto prevede l'individuazione e la cattura di “ibridi di lupo” - incroci di cane per lupo selvatico – di cui se ne conterebbero a decine, anche se nessuno li ha mai visti.
Un business da milioni di euro di cui la Provincia sarà il coordinatore e, i soliti noti, i beneficiari.

A me interessano i lupi, il resto lo lascio agli altri; come sempre.
Scriverò i miei appunti su un blocco e imprimerò le immagini nella digitale.
L'HIPhone metterà tutto in rete.

La musica di oggi è “C'era una volta in America” di Ennio Morricone.

mercoledì 15 giugno 2011

L'inizio: imprevedibilità e destino


La prima volta che vidi un lupo fu durante l'adolescenza, e non accadde in uno zoo o in un circo; affatto.
Ero in bicicletta con i miei amici in una sperduta località maremmana chiamata "Pianizzoli".
Un pomeriggio trascorso tra merende e corse sfrenate nelle strade di campagna poco battute; uno dei tanti di quell'estate.
Erano circa le sette del pomeriggio quando nell'unico rettilineo pianeggiante udimmo un trotto veloce discendere dal bosco che la strada tagliava in due.
Non avemmo neppure il tempo di girare la testa verso quel suono che un lupo piombò sull'asfalto fermandosi nel mezzo della carreggiata a pochi metri da noi.
Io ero in testa al gruppo e lasciai qualche millimetro di gomma per terra, tanta era la frenata e lo spavento.
Nessuno di noi gridò – o ebbe il coraggio di farlo - ed il lupo sembrò aspettarci tutti senza mostrare alcuna paura.
Quando fummo tutti “appaiati” come se fossimo al “canapo” del Palio di Siena, il lupo abbassò leggermente la testa guardandomi fisso negli occhi per una manciata di secondi, riprendendo la sua strada con il movimento lento di “colui che vuol lasciar perdere”.
Non dimenticherò mai la profondità di quello sguardo. Mai.
A mente fredda, seppur adolescente, mi chiesi il motivo per cui quell'animale avesse guardato solo me e non uno dei miei amici presenti. Ma fu il tempo a darmi una risposta, anche se più ricca di significati mitici che etologici.
Di fatto, quell'incontro fortuito segnò l'inizio della mia passione per questi splendidi animali: avevo stretto con loro un'alleanza che ha permeato la mia intera esistenza.
Da quel magico giorno cominciai a studiare, a leggere, a documentarmi. Andai a vedere i lupi nei parchi e tra le orripilanti gabbie, fino a ritrovarli molti anni dopo allo stato selvatico durante i primi monitoraggi.
Ricordo le prime trappole fotografiche, la mia inesperienza e i miei tentativi incerti di scovarli anche solo per un istante.
Ricordo i primi wolfhowling e la conseguente risposta che arrivò dall'oscurità della notte. Ricordo la fatica, le aspettative, le lunghe notti insonni d'attesa.
Il mio lavoro lentamente mi permise di viverci a strettissimo contatto, scoprendo in loro un universo che spesso anche i trattati etologici più moderni non contemplano.
La forza che ritrovo ogni giorno in questi splendidi compagni di vita mi aiuta a sopravvivere attraverso delle dinamiche che hanno poco a che vedere con l'essere umano.
La loro disarmante semplicità e la profonda aderenza al branco mi hanno allontanato dal mondo umano in cui sono costretto a vivere per necessità. Troppo facile ritrovarsi nella frase “meglio con gli animali che con le persone”.
In realtà, loro mi hanno insegnato a saper discernere gli individui alla stessa maniera in cui loro sanno fiutare le trappole o i rapporti indesiderati.
I loro valori sono tornati ad essere i miei valori e scavalcano abbondantemente ogni stereotipo legato alla leggenda o al fascino millenario.
Loro sono loro – io sono io. Insieme siamo un'unica realtà: quella stessa che attraversò i nostri sguardi molti anni fa.