mercoledì 15 giugno 2011

L'inizio: imprevedibilità e destino


La prima volta che vidi un lupo fu durante l'adolescenza, e non accadde in uno zoo o in un circo; affatto.
Ero in bicicletta con i miei amici in una sperduta località maremmana chiamata "Pianizzoli".
Un pomeriggio trascorso tra merende e corse sfrenate nelle strade di campagna poco battute; uno dei tanti di quell'estate.
Erano circa le sette del pomeriggio quando nell'unico rettilineo pianeggiante udimmo un trotto veloce discendere dal bosco che la strada tagliava in due.
Non avemmo neppure il tempo di girare la testa verso quel suono che un lupo piombò sull'asfalto fermandosi nel mezzo della carreggiata a pochi metri da noi.
Io ero in testa al gruppo e lasciai qualche millimetro di gomma per terra, tanta era la frenata e lo spavento.
Nessuno di noi gridò – o ebbe il coraggio di farlo - ed il lupo sembrò aspettarci tutti senza mostrare alcuna paura.
Quando fummo tutti “appaiati” come se fossimo al “canapo” del Palio di Siena, il lupo abbassò leggermente la testa guardandomi fisso negli occhi per una manciata di secondi, riprendendo la sua strada con il movimento lento di “colui che vuol lasciar perdere”.
Non dimenticherò mai la profondità di quello sguardo. Mai.
A mente fredda, seppur adolescente, mi chiesi il motivo per cui quell'animale avesse guardato solo me e non uno dei miei amici presenti. Ma fu il tempo a darmi una risposta, anche se più ricca di significati mitici che etologici.
Di fatto, quell'incontro fortuito segnò l'inizio della mia passione per questi splendidi animali: avevo stretto con loro un'alleanza che ha permeato la mia intera esistenza.
Da quel magico giorno cominciai a studiare, a leggere, a documentarmi. Andai a vedere i lupi nei parchi e tra le orripilanti gabbie, fino a ritrovarli molti anni dopo allo stato selvatico durante i primi monitoraggi.
Ricordo le prime trappole fotografiche, la mia inesperienza e i miei tentativi incerti di scovarli anche solo per un istante.
Ricordo i primi wolfhowling e la conseguente risposta che arrivò dall'oscurità della notte. Ricordo la fatica, le aspettative, le lunghe notti insonni d'attesa.
Il mio lavoro lentamente mi permise di viverci a strettissimo contatto, scoprendo in loro un universo che spesso anche i trattati etologici più moderni non contemplano.
La forza che ritrovo ogni giorno in questi splendidi compagni di vita mi aiuta a sopravvivere attraverso delle dinamiche che hanno poco a che vedere con l'essere umano.
La loro disarmante semplicità e la profonda aderenza al branco mi hanno allontanato dal mondo umano in cui sono costretto a vivere per necessità. Troppo facile ritrovarsi nella frase “meglio con gli animali che con le persone”.
In realtà, loro mi hanno insegnato a saper discernere gli individui alla stessa maniera in cui loro sanno fiutare le trappole o i rapporti indesiderati.
I loro valori sono tornati ad essere i miei valori e scavalcano abbondantemente ogni stereotipo legato alla leggenda o al fascino millenario.
Loro sono loro – io sono io. Insieme siamo un'unica realtà: quella stessa che attraversò i nostri sguardi molti anni fa.