martedì 28 giugno 2011

Settimana dal 19 al 25 giugno 2011






In questi giorni è venuto a trovarmi Angelo con la sua famiglia.
Ci conosciamo da sempre.
Abbiamo condiviso insieme passioni e interessi, oltre alle corse dei cavalli.
Tanti anni fa, eravamo parte di un gruppo che correva i pali di provincia, ma alla fine non ci interessava mai vincere – seppure qualche volta fosse capitato.
Ci bastava il fatto di stare insieme e allenare i cavalli durante la settimana. La corsa era solo un dettaglio; e nemmeno la parte più importante.

In questo “immenso nulla” di settemila ettari i cinghiali mi fanno compagnia.
Uno l'ho chiamato “Beppe”. Viene ogni mattina e ogni sera a trovarmi insieme a “Greta”, la volpe.
I lupi mi prendono per i fondelli: fanno il loro bell'ululato, lasciano la marcatura e se ne vanno come per dirmi:-”Hei Clà...noi siamo qui, ma i nostri orari evidentemente non coincidono”.

Greta, invece, ormai viene in casa e mangia alla mano.
Considerando che siamo amici da due giorni, beh, direi che abbiamo fatto passi da gigante.
Potremmo girare il film”Balla con le volpi”, ma poi qualche cinofilosofo del cazzo se ne avrebbe a male e lancerebbe strali su facebook parlando di improbabili etogrammi o accezioni semantiche post moderne da pc.
Ne ho approfittato per studiarne un po' il comportamento.
Pur essendo canidi, ho scoperto che hanno enormi differenze di comunicazione; soprattutto in merito ai segnali calmanti.

Beppe, il cinghiale, invece la “prende larga”.
Non capisco se sia stato alienato dal branco numeroso che gira qui intorno (visto che se ne sta sempre per i fatti suoi ed esce da un transetto diverso) o sia più semplicemente un soggetto solitario.
E' un maschio adulto di circa un quintale, mentre nel gruppo si vedono solo maschi giovani, piccoli ancora striati e femmine.
Si innervosisce facilmente, e a seconda del contesto invia segnali di minaccia o tenta una breve carica; più di avvertimento che reale.
Ho notato che la sua prossemica muta a seconda del contesto e nei momenti liberi tento di tracciarne un profilo comportamentale interspecifico.
Quando mangio esce dal bosco e si ferma ad una distanza di venti metri dal tavolino, ma appena rientro a casa dopo i monitoraggi arriva fino davanti alla porta senza dare alcun cenno di timore, restando lì ad osservarmi per circa un quarto d'ora.
Forse si sente solo e vuole un po' di compagnia, ma mi rendo conto che questa – come analisi etologica - mi sembra un po' approssimativa.

Ogni rumore, diurno o notturno che sia, mi lascia un brivido addosso quando sono nel bosco.
Mi ero un po' disabituato. Poco male; recupererò.

In questi momenti – soprattutto quando si è completamente soli e senza macchina - ci si rende conto di quanto noi esseri umani siamo parte di qualcosa che in realtà non ci appartiene affatto.
Abituati a saper gestire tutto, alle nostre piccole cose e alla prevedibilità della vita, ci sentiamo inadeguati quando ci troviamo soli nel bel mezzo del bosco notturno.
Rappresentiamo qualcosa di artificiale, e sembra che alcune sequenze comportamentali – a suon di civiltà - ci siano state tolte per via genetica.
La nostra “sapienza di specie” si è “evoluta” a tal punto da farci sentire pesci fuor d'acqua in contesti ben diversi da quello urbano.

Eppure qui mi sento al massimo.
Io, il bosco, la luce delle stelle, gli animali selvatici: l'imprevedibilità della natura ed i suoi orari.

Al ristorante vicino all'ostello fioriscono i racconti sui lupi e per questo non ci vado mai.
Preferisco la compagnia dei miei due nuovi amici e la cucina spartana dell'ostello preparata in solitudine.

Una delle trappole fotografiche – quella su cui facevo più affidamento – si è inceppata e non ha ripreso nulla per diverse notti.
Una comitiva di rompipalle svizzeri ha fatto casino tutto il pomeriggio nei boschi e una produzione non mi ha ancora pagato due fatture: giorni da dimenticare.
Però è arrivato un lavoro importante da girare in luglio.

La canzone di questa settimana è “Right now” dei Van Halen